Per la sua felice posizione geografica, Monte Sannace rappresenta un’area abitata dall’uomo fin dal neolitico.
L’istituzione del Parco e del Museo Archeologico Nazionale da parte della Soprintendenza alle Antichità della Puglia e del Materano è avvenuta nel 1977.
Benché la rilevanza archeologica della località risultasse già dal settecento, campagne regolari di scavo furono avviate solo a partire dal secolo scorso, mentre, in precedenza, l’attività di scavo era per lo più clandestina e operata dai proprietari terrieri, dai contadini e dai tombaroli. Il primo scavo, che mise in luce sepolture ed un tratto della cinta muraria, si ebbe nel 1929 per iniziativa dell’Ente provinciale per la tutela dei monumenti in provincia di Bari e fu condotto dall’allora direttore del museo, Michele Gervasio. Nel 1957 la Sovrintendenza alle Antichità della Puglia e del Materano avviò campagne di scavo sotto la direzione di Maria Scarfi, che si prolungarono fino al 1961 e riguardarono prima la zona pianeggiante dell’insediamento, poi l’area dell’acropoli alla sommità del colle. L’attenzione tornò a focalizzarsi sul sito a metà degli anni settanta, quando prese avvio l’iter per l’istituzione dell’area Archeologica e ripresero gli scavi; si portarono, quindi, alla luce abitazioni e tombe nella parte bassa, una grande casa aristocratica, grandi tombe ed un edificio pubblico nell’acropoli.
Le ricerche vengono riprese nel 1992; dal 1994 sull’acropoli è presente un campo di attività della Scuola di specializzazione per Archeologi dell’Università di Bari.
Nel contempo sono stati compiuti diversi interventi di restauro e manutenzione finalizzati alla conservazione e fruizione del sito, come la realizzazione della viabilità interna ed il restauro della masseria Montanaro, che ora funziona come centro di accoglienza per i visitatori e come orientamento alla visita.
Le prime tracce di frequentazione risalgono al neolitico, ma un insediamento stabile è documentato a partire dal IX secolo A. C. e perdura fino al I d. C., corrispondente al periodo ellenistico-romano.
Nella prima età del Ferro, tra IX e VIII secolo a. C. un piccolo nucleo di capanne occupa la sommità del colle, mentre altri insediamenti punteggiano la pianura circostante, concentrandosi in prossimità delle fonti idriche, a testimonianza di attività prevalentemente agricole.
Tra VII e VI secolo a. C. lo stanziamento ubicato sulla sommità della collina si afferma come punto di riferimento per i nuclei minori distribuiti intorno, grazie alla possibilità di una difesa più pronta ed efficace dagli assalti nemici. Gradualmente l’abitato assume una fisionomia urbana, si dota di una cinta muraria, sorgono complessi abitativi ed edifici pubblici con funzione politica e religiosa e vengono costruite tombe monumentali, destinate agli aristocratici e corredate da ricchi oggetti di importazione greca. Case e tombe si attestano anche nella piana a ovest del colle e l’abitato si articola definitivamente in 2 zone: acropoli e città bassa.
La graduale trasformazione dell’assetto abitativo è probabilmente il risultato del contatto di questa civiltà con la cultura ellenica, in particolare con le città della Magna Grecia, Taranto su tutte. I resti della produzione artigianale del tempo suggeriscono innovazioni anche in questo campo, mentre dalla documentazione archeologica si comprende come la comunità di Monte Sannace fosse stratificata socialmente, con il potere politico-economico concentrato nelle mani di ristretti gruppi di aristocratici.
L’età ellenistica è dunque il periodo di maggior espansione economica e demografica, dopo le prime fasi più oscure a causa delle lotte per l’indipendenza con le altre popolazioni indigene di Puglia.
Tra IV e III secolo a.C. l’abitato si circonda di solide mura, che racchiudono parte bassa ed acropoli in un unico organismo urbano. L’acropoli diviene il centro della vita pubblica della città e si arricchisce, perciò, di nuovi edifici e residenze aristocratiche, nonché di tombe monumentali, arricchite da affreschi policromi. La città bassa s’espande senza una pianificazione programmata, vengono a crearsi nuovi isolati attorno alle strade principali, le cui case hanno dimensioni e piante abbastanza varie.
L’acropoli è stata occupata fino al I secolo d.C., mentre l’abitato in pianura perde importanza già dal II a.C. Nel periodo romano l’insediamento di Monte Sannace perde la sua importanza: escluso dalle principali arterie stradali della regione, viene, progressivamente, abbandonato, restando disabitato per secoli.
La collina di Monte Sannace viene, in epoca contemporanea, interessata, come i dintorni, da attività rurali che ne trasformano ulteriormente l’aspetto: si costruiscono muri a secco, specchie e trulli, l’area viene adibita a frutteto, uliveto, vigneto, di cui ancora oggi restano sparsi degli elementi. Anche attualmente parte dell’area del parco, situata attorno al centro visite e nella zona più a valle, è data in concessione ad un imprenditore agricolo e seminata a grano duro.
Mirella Campochiaro